Volevo solo un tè

Quanti di voi sono entrati almeno una volta in un negozio di tè, convinti di dover comprare “solo un tè” e si sono ritrovati davanti tante tipologie diverse senza avere la minima idea che potessero esistere decine di tipi di Sencha diversi, o di Darjeeling o di tè bianco? E dire ” ma io volevo solo un tè verde”.

Tranquilli è normalissimo essere spaesati la prima volta e non sapere che, per ogni tipologia di tè Bianco, Verde, Giallo, Wulong, Nero, Pu er, esistono centinaia di varietà e cultivar.

Ma cosa sono varietà e cultivar?

Iniziamo col dare alcune definizioni tecniche, ma semplici da comprendere.

CULTIVAR deriva da due parole inglesi CULTI(VATED) VAR(IETY). In orticoltura indentifica le varietà agrarie di piante coltivate, ottenute per miglioramento genetico, i cui caratteri di maggior interesse, agrario o merciologico, possone essere trasmissibili per propagazione, seme o talea, per almeno 3/4 generazioni.

In pratica si identifica una pianta, nel nostro caso di tè, in qualsiasi regione di produzione, che abbia per esempio una buona resistenza alle malattie, un’ottima resa e un eccezionale gusto in tazza, se ne isola il genotipo, si identificano i carattere trasmissibili e si da vita alla nuova cultivar, una nuova pianta che verrà coltivata per avere negli anni le caratteristiche per le quali è stata creata.

Sia chiaro, non è niente di fantascientifico e non naturale, sono tecniche utilizzate in tutte le colture, in tutto il mondo, dai pomodori, all’insalata ai limoni, per migliorare la qualità dei prodotti agricoli.

Uno degli errori più comuni che si commette, è l’uso improprio del termine varietà come sinonimo di cultivar. Quando parliamo di VARIETA’ botaniche ci riferiamo a quegli esemplari che spontaneamente danno vita, nel corso della loro esistenza a caratteri che passano da una generazione all’altra, creando così una popolazione definita specie selvatica.

In negozio abbiamo entrambe le tipologie di piante.

Un esempio di Cultivar ce lo da il tè rosso Taiwanese Yu Chi Hong Cha

E’ una cultivar creata recentemente, per migliorare la produzione dei tè rossi di questa zona. E’ un incrocio tra un’Assamica originaria della Birmania (B729) e una varietà autoctona selvatica (B607).

I rami delle piante sono color rosso intenso, alle prime luci dell’alba rendono il paesaggio “infuocato”.

Le foglie vengono lavorate secondo le antiche tecniche  del Fujian, introdotte a Taiwan durante la migrazione della popolazione Cinese nella prima metà dell’800; sono finemente  attorcigliate a mano e cotte nel wok. Il liquore è color rosso rubino e sprigiona aromi complessi di spezie, frutti rossi maturi, malto, cereali; l’aftertaste  lo caratterizza, è unico, è una sensazione di freschezza che ricorda la menta e l’eucalipto.

Un esempio di varietà selvatica è il nostro Qi Lan

Il tè wulong Qi Lan, originario dei monti Wuyi, è un tè di roccia,  ossidato al 60%,  le piante hanno più di  80 anni. La piantagione si trova nell’area protetta di Wuyi Shan con gli altri tè di roccia”. La coltivazione è selvatica e il giardino è piccolo, la raccolta e la lavorazione sono manuali e tradizionali. Le quantità sono limitate ad un unico raccolto annuale. Le foglie secche sono marroni e tendono verso il bronzo.  Il liquore è color oro, ambra, l’aroma è  floreale con prolungata persistenza in bocca. Questo tè eccezionale è molto ricercato in Cina per la qualità raggiunta dalla  famiglia di produttori pluripremiati.

Oggi abbiamo trattato degli argomenti tecnici, che mi stanno molto a cuore, perchè li studio da anni e mi hanno permesso di migliorare col tempo la selezione dei miei tè. Ne pubblicherò altri con questo tema, ci serviranno per porre le basi per la conoscenza approfondita dei nostri amati tè. Spero di essere stata abbastanza chiara, per qualsiasi domanda vi invito a scrivermi nella nostra chat di Instagram

 

 

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